per Elisa

per elisaLorenzo è un operaio e di opera ne sa zero. Ha conosciuto Elisa a un corso di canto brasiliano; si sono piaciuti subito e sono usciti a cena. Una domenica pomeriggio, a Como, camminando sul lungolago, dopo una visita alla mostra di Magritte, si sono messi a parlare di pittura, letteratura straniera e di opera. A parlare era soprattutto Elisa, ne sapeva di ogni e Lorenzo, annuendo e citando reminiscenze scolastiche, aveva finito col riparare discorrendo di sport, musica leggera e cumulo nembi. Però Elisa gli piaceva di brutto. Due mesi dopo l’attendeva davanti a teatro. Elisa era in ritardo, aveva lasciato le chiavi al posteggiatore e, schivando le pozzanghere, aveva saltabeccato sui tacchi proteggendosi l’acconciatura con un ombrello rosa. Allo smorzarsi delle luci, sul palco, erano apparsi alcuni israeliti disperati. Lorenzo, nervoso e per nulla a proprio agio, aveva tenuto duro fino al terzo atto ma sul Va Pensiero, i suoi pensieri, confluendo oltre la cintola e dispiegandosi più alti, gli avevano ricordato il turno in fabbrica del mattino dopo, quello delle cinque. Così aveva fatto fagotto e si era dileguato dal loggione che a volare pareva lui. Elisa pensò fosse andato in bagno, invece, dal tram, Lorenzo stava chiamando Alda, vecchia amica e tifosa di calcio: «Che ne dici se alla partita ci andiamo insieme domani sera?»

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